Il mondo in Google-visione

 

 

 

 

 

 

 

 

L’azienda di Mountain View sta lavorando a un paio di occhiali futuristici che trasformano l’ambiente che ci circonda in una realtà aumentata.

Google vede lontano, si sa. Ma forse non gli basta, visto che all’interno di Google X, i laboratori segreti di Mountain View, sono allo studio un paio di occhiali. Secondo il gossip informatico, si tratterebbe di occhiali interattivi, tipo quelli che usavano Robocop e Terminator per intenderci, in cui si concentrerebbe tutta la tecnologia degli attuali dispositivi cellulari e, in più, trasformerebbero ciò che ci circonda in una realtà aumentata.

Sarebbero dotati di Hud, Heads Up Display, che consente di visualizzare, solo su una delle due lenti, informazioni su ciò che si sta osservando e sui dati ottenuti dalla Rete in tempo reale. Naturalmente la maggior parte dei servizi sfrutteranno le applicazioni sviluppate a Mountain View – Latitude, Google Maps e Google Goggles – offrendo un vero e proprio servizio di realtà aumentata. Gli occhiali, che esteticamente potrebbero assomigliare a quelli “musicali” Oakley Thump MP3, sono dotati di sistema operativo Android, sensori di movimento e localizzazione tramite GPS, radio-cellulare, fotocamera e connettività Wi-Fi e Bluetooth 4.0 integrata all’interno delle lenti.

Questo futuristico dispositivo probabilmente si comanderà semplicemente coi movimenti della testa e – se mai verrà lanciato sul mercato – dovrebbe costare dai 250 ai 600 euro, come uno smartphone.

Occhiali sì, ma occhio alla privacy
Dal 1° marzo prossimo entreranno in vigore le nuove norme di Google sulla privacy, come si legge sulla pagina del sito dedicata alle modifiche: “Stiamo eliminando oltre 60 diverse norme sulla privacy in tutti i servizi Google per sostituirle con una normativa unica, più breve e di più facile comprensione. Le nuove norme riguardano più prodotti e funzioni, poiché è nostro desiderio creare un´esperienza d´uso che sia meravigliosamente semplice e intuitiva per tutti i servizi Google”. Insomma, si tratterebbe di un servizio per facilitare la vita agli utenti che, se i cyber occhiali entrassero in commercio, potrebbero fornire spontaneamente – anche se forse non consciamente – nuove, preziose e monetizzabili informazioni all’azienda. Che così saprebbe anche cosa stiamo guardando.

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